Tratto da BellaFactory Focus n.4 – Novembre 2016

Le aziende si possono classificare in tre diversi tipi, ma solo le aziende costruttive, in grado assorbire le novità stratificando le conoscenze ed organizzando le competenze all’interno di processi organizzativi, sapranno vincere la sfida competitiva della nuova rivoluzione

Industry 4.0 in azienda significa integrare soluzioni digitali note e consolidate in un modello operativo maturo (azienda costruttiva). Se il modello operativo è incompleto l’efficacia delle soluzioni digitali è molto circoscritta e il rischio di retrocessione è grande.

Ing. Gabriele Caragnano

Cosa significa Industry 4.0 per l’industria italiana?

Innanzitutto è una opportunità, perché ha saputo attirare l’attenzione delle nostre istituzioni sulla manifattura italiana. L’applauso, nella sala delle Colonne del Museo della Scienza e della tecnica di Milano nella quale il 21 settembre il governo ha presentato il piano Industria 4.0, parte quando il ministero dello Sviluppo Economico Carlo Calenda annuncia l’iperammortamento al 250% sugli investimenti delle imprese in digitalizzazione: sono gli incentivi, evidentemente, la parte che maggiormente interessa il mondo imprenditoriale italiano, e sono anche la parte su cui il piano Industria 4.0 insiste maggiormente, insieme ai capitoli competenze e formazione, infrastrutture digitali.

Ma cosa è esattamente Industry 4.0?

La risposta a questa domanda merita qualche approfondimento, poiché non si tratta di una soluzione tecnica, né di un movimento culturale e tantomeno di una teoria socioeconomica.

Partiamo dalla raffigurazione data dal Ministro durante l’incontro del 21 settembre:

Secondo questa immagine la quarta rivoluzione industriale sarebbe caratterizzata dall’utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse e collegate a Internet, mentre nella precedente rivoluzione (iniziata nei primi anni ‘70) è stata l’elettronica applicata alla robotica a generare un salto quantico nel livello di produttività. Tutto ciò è vero?

Certamente quando si vuole schematizzare si semplifica, con il nobile obiettivo di far passare il messaggio chiave, che in sostanza vuole dire alle industrie italiane: “muovetevi, non perdete l’occasione e mettetevi al passo con la tecnologia; sfruttate le nuove incredibili possibilità offerte dal mondo dell’Internet of Things (IoT); apritevi alla ricerca e alle nuove soluzioni.”

Senza voler complicare troppo il mio contributo, vorrei però dare risposta a due importanti quesiti che meritano adeguate risposte se vogliamo affrontare questa nuova era in modo efficace:

Quali sono stati i fattori di successo delle aziende industriali italiane che hanno saputo essere e rimanere competitive?

Quali sono le opportunità offerte da Industry 4.0 per rimanere o diventare competitivi?

Per rispondere al primo quesito facciamo uno zoom negli ultimi 30 anni all’interno delle fabbriche, un mondo che conosco molto bene grazie ai miei 26 anni di esperienza manufacturing, iniziati in Whirlpool con lo sviluppo dei primi concetti strutturati di miglioramento continuo e che oggi continua come socio responsabile dei servizi Operations e Industry 4.0 per PwC Consulting in Italia. Le industrie competitive sono quelle che hanno saputo gestire le competenze e capitalizzare le esperienze maturate nel corso degli anni. In una scala di merito, partendo dal basso, potremmo classificare le industrie nei seguenti macro gruppi:

  • Reattive: le realtà che reagiscono alle crescenti sfide richieste dai mercati in modo istintivo e basato sulla enorme esperienza racchiusa nella testa di poche e preziosissime persone. Non ci sono standard di riferimento, non c’è la cultura dei processi, della misurazione e del miglioramento continuo. Grandi sofferenze nei passaggi generazionali. Situazione comune in moltissime PMI.
  • Attive: le realtà che osservano attivamente le novità di approccio all’organizzazione industriale, pronte a salire sul carro degli innovatori. I movimenti culturali più attraenti e adottati sono stati l’automazione applicata alla produzione di serie, la gestione scientifica del lavoro, l’approccio alla qualità totale, il 6-sigma e la lean manufacturing. Aspetto critico è la capacità di capitalizzare le conoscenze. Ad ogni nuova moda si butta il vecchio per dedicarsi al nuovo.
  • Costruttive: le realtà virtuose che sanno assorbire le novità stratificando le conoscenze ed organizzando le competenze all’interno di processi organizzativi solidi, disegnando e realizzando modelli operativi (Production System) efficaci e sostenibili.

E’ evidente che le aziende di successo appartengono, a parte qualche eccezione che conferma la regola, al gruppo delle aziende costruttive. Il settore automobilistico è certamente il più avanzato in questo senso e fornisce numerosi esempi assai virtuosi. La sfida italiana all’Industry 4.0 sarà vinta nella misura in cui le PMI sapranno innanzitutto trasformarsi in aziende Costruttive. Il processo di trasformazione può e deve essere portato avanti contemporaneamente alla trasformazione digitale, non è necessario attendere che tutto sia perfettamente a posto. Industry 4.0 è’ una opportunità unica per riuscire a recuperare il gap competitivo.

Passando al secondo quesito, prima di rispondere è necessario fornire una definizione di ciò che intendiamo per Industry 4.0. Non si tratta infatti di una singola soluzione, ma di un ventaglio assai ampio di tecnologie digitali che formano un numero pressoché infinito di combinazioni con i possibili campi di applicazione.

Possiamo identificare almeno 4 macro aree applicative:

  1. Modelli di business digitali e accesso ai clienti: è la principale area di sviluppo degli USA, molto focalizzati sulla creazione di nuovi mercati e canali di vendita e distribuzione. Appartengono a questo gruppo soluzioni tipo Car Sharing, modelli pay per use e connected appliances
  2. Integrazione digitale end to end della supply chain: si tratta di collegare a valle i clienti finali e a monte i fornitori chiave per migliorare la propria capacità di previsione e di anticipo della domanda e di integrazione dei fornitori. L’effetto sui costi di distribuzione, sui livelli di servizio e sui livelli di stock lungo l’intera supply-chain è enorme
  3. Smart Manufacturing e Assembly: rappresenta le applicazioni normalmente percepite come Industry 4.0 dal pubblico meno specialista. Si tratta di integrare verticalmente i processi di fabbrica per migliorare la disponibilità degli impianti, la qualità, la flessibilità e la produttività (il modello tedesco è fortemente concentrato su questi aspetti)
  4. Big data & Analytics: rappresenta la condizione necessaria per l’attivazione di soluzioni Industry 4.0. E’ proprio attraverso l’analisi dei dati che è possibile aumentare drammaticamente le capacità di predizione. In questo caso parliamo di Big Data, poiché rispetto alle dimensioni dei database a cui siamo abituati, la quantità di dati è milioni di volte superiore. Purtroppo questo aspetto è ciò che spesso rappresenta l’ostacolo più duro da superare, poiché ciò richiede una rivisitazione importante dell’infrastruttura informatica.

Facendo un’analisi delle centinaia di soluzioni classificabili come appartenenti a Industry 4.0 e che ho avuto la fortuna di gestire personalmente, ci si rende immediatamente conto che si tratta nella stragrande maggioranza dei casi (> 97%) dell’adozione di tecnologie già disponibili sul mercato da diversi anni (3-5 anni), che hanno subito un velocissimo calo dei costi di adozione. Solo in pochissimi e rari casi abbiamo a che fare con applicazioni “disruptive”, ovvero che cambiano l’arena competitiva, spostandola su un altro livello e creando un notevole vantaggio competitivo per i first mover. Ciò ci porta ad una prima considerazione importante: tutta l’attenzione posta dal piano Industria 4.0 del Governo italiano sui centri di ricerca è eccessiva. Si dovrebbe puntare maggiormente sulla ricerca applicata in azienda, sulla formazione manageriale e sul change management, nonchè sulla diffusione di applicazioni di campo concrete e immediate, con un ritorno dell’investimento più breve e sicuro. La ricerca avanzata su applicazioni disruptive dovrebbe essere finanziata dal settore pubblico e messa a disposizione delle aziende una volta che le soluzioni siano testate e sicure e possono essere utili nel breve periodo.

Se ora proviamo ad integrare le risposte ai due quesiti iniziali, arriviamo alle seguenti considerazioni:

  • Industry 4.0 in azienda significa integrare soluzioni digitali note e consolidate in un modello operativo maturo (azienda costruttiva). Se il modello operativo è incompleto l’efficacia delle soluzioni digitali è molto circoscritta e il rischio di retrocessione è grande.
  • Indispensabile identificare i gap che si vogliono chiudere costruendo una roadmap chiara e un business case che dimostri chiaramente la sostenibilità economico-finanziaria (digital assessment), considerando tutte le possibili direzioni di integrazione (orizzontale, verticale e i nuovi modelli di business). Se il progetto Industry 4.0 non fa lievitare la produttività è consigliabile evitare sprechi di tempo e di denaro.
  • Dato che il Governo mette ingenti risorse finanziarie per incentivare il programma, è indispensabile disporre di un sistema robusto di audit e certificazione dell’efficacia delle soluzioni digitali. Tale sistema di audit non può prescindere da una visione integrata del modello operativo dell’azienda. La procedura di audit deve rispettare tutti i principi fondamentali di indipendenza tipici delle società di revisione.
  • Il supporto necessario per l’implementazione di programmi Industry 4.0 deve comprendere alcuni campi di conoscenza ed esperienza fondamentali, che raramente sono disponibili in azienda, data la loro natura di eccezionalità, e che possono essere reperiti presso un numero di società di consulenza assai ristretto (PwC è leader in questo campo). Tra le principali aree di supporto professionale citiamo:
  • Ridisegno dell’architettura IT e della gestione dei dati
  • Profonda conoscenza ed esperienza nel disegno e implementazione di modelli operativi avanzati
  • Conformità, sicurezza cibernetica, aspetti legali e fiscali (es. transfer pricing e IP)
  • Organizzazione progetto e gestione del cambiamento (Experience Center)
  • Partnership con provider informatici per lo sviluppo di app su piattaforme standard

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